Le grandinate dell’estate 2026 hanno colpito duramente il Nord-Est Italia, con danni ingenti ad agricoltura, strutture e impianti fotovoltaici nel Veneto. Se la tua abitazione o azienda si trova a Verona, Vicenza o Padova e il tuo tetto è stato colpito da una grandinata intensa, è probabile che il tuo impianto abbia subito sollecitazioni fuori dalla norma. Intervenire in tempo può fare la differenza tra un danno minore e una perdita economica rilevante.
I pannelli fotovoltaici resistono alla grandine?
La risposta breve è: dipende.
I moduli fotovoltaici certificati IEC 61215 superano test standardizzati con grandine da 25 mm a 23 m/s. Questo copre la grandine comune, ma non le grandinate eccezionali, sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico, dove i chicchi possono superare i 40–50 mm e la velocità d’impatto è sensibilmente più alta.
In queste condizioni estremi anche un pannello tecnicamente integro può sviluppare microfratture interne alle celle, invisibili a occhio nudo ma in grado di ridurre progressivamente la produzione energetica nei mesi successivi. È il danno più subdolo, perché non si vede subito ma si manifesta nel tempo attraverso un calo di resa difficile da attribuire senza una diagnosi tecnica.
Danni visibili: cosa guardare da terra
Un primo controllo visivo, da terra o con l’ausilio di un drone, può già rivelare i segnali più evidenti. Verifica la presenza di vetro crepato o scheggiato in superficie, rigature e incrinature sul laminato, deformazioni al telaio in alluminio, distacchi o allentamenti nella struttura di ancoraggio. Anche il tetto stesso merita attenzione: se le tegole sono danneggiate, il rischio di infiltrazioni sotto i pannelli aumenta.
Attenzione anche alle gronde e ai canali di scolo: detriti e granuli di copertura accumulati sotto i moduli possono compromettere la ventilazione del pannello e accelerare il surriscaldamento nelle ore di punta.
Danni invisibili: microfratture e hotspot
Le microfratture sono la vera insidia degli eventi grandinosi. Si formano all’interno delle celle in silicio quando l’impatto supera la soglia di elasticità del materiale, anche senza che il vetro si rompa. Nel breve periodo la perdita di produzione è trascurabile; nel medio-lungo periodo le microfratture si propagano, aumentano la resistenza interna della cella e generano hotspot, ovvero zone surriscaldate che possono danneggiare l’incapsulante, ridurre la vita utile del modulo e, nei casi più gravi, costituire un rischio di incendio.
L’unico modo per rilevare le microfratture è l’elettroluminescenza (EL imaging) o la termografia a infrarossi eseguita da tecnici specializzati con strumentazione certificata.
Cosa fare subito: il protocollo post-grandine
La prima cosa da fare è non toccare l’impianto se si notano danni evidenti al vetro o all’impianto elettrico. Scatta fotografie dall’esterno e documenta data, ora e intensità dell’evento con un estratto meteo. Contatta la tua compagnia assicurativa entro i termini previsti dalla polizza.
Successivamente, fai eseguire da un tecnico abilitato un sopralluogo completo che comprenda: ispezione visiva dei moduli e della struttura (Castelli Service usa il drone per l’ispezione dall’alto), verifica delle stringhe e dei fusibili, controllo dell’inverter e delle protezioni, lettura dei log di produzione per confrontare i dati pre e post evento, e termografia se l’impianto è di taglia significativa.
Castelli Service: sopralluogo tecnico a Verona, Vicenza e Padova
Castelli Service effettua sopralluoghi tecnici post-grandine su impianti fotovoltaici residenziali e aziendali nelle province di Verona, Vicenza e Padova. Il nostro team interviene con strumentazione professionale per verificare l’integrità dei moduli, dell’inverter, dei cablaggi e della struttura portante, consegnando al cliente una relazione tecnica utilizzabile anche ai fini assicurativi.
Non aspettare che il calo di resa si manifesti in bolletta: un controllo tempestivo riduce i costi di intervento e accelera i tempi di rimborso. Contattaci per un preventivo senza impegno.
